LA STORIA DELLA NOSTRA CHIESA

 

 

Così l'Autore,

profila un volume che studia, analizza e presenta, con un completo apparato critico, un edificio religioso situato su una amena, un tempo, altura alle spalle di Sestri lungo la crôsa che conduce al ben noto Santuario del monte Gazzo. Il primo pregio della fatica del Professore Angelo Rossi è la ricca documentazione fotografica, in gran parte a colori, che visualizza tutto quello che è stato indagato e descritto; ed è proprio sul modo con cui l'indagine critica e descrizione sono condotte che prende contorno e sostanza la seconda positiva caratteristica del testo, ovvero una prosa non certo facile ma limpida e chiara, cosicché l'atto analitico tanto minuto e attento giustifica e sostiene le varie tesi critiche. Un lavoro insomma che unisce al rigore filologico un'ampia e convinta lettura estetica a contemplare quello che dovrebbe essere sempre un testo che si occupa del figurativo, trattandone tutti gli aspetti: architettura in "primis", pittura e scultura. Come si presenta e quale la storia di N. S. Annunziata "della Costa", questo è il nome della località in cui essa sorge, cercheremo di narrarlo in chiara sintesi.


Dobbiamo anzitutto riandare a tanti secoli fa e precisamente al 1351, ricordando quanto bello e attraente fosse il territorio che si trova ai piedi del monte Gazzo, con i suoi coltivi, il suo verde, le case coloniche, le ville legate dal tracciato erto e silenzioso delle vie che segnavano i monti e che in qualche modo poteva essere goduto sino a non molti decenni orsono. Fu dunque in quell'anno che alcuni monaci venuti dalla Spagna si sistemarono, con l'aiuto del nobile Babiliano De Mari, su queste alture dando vita a una comunità Girolamita che ben presto riuscì a costruire una cappella iniziando una vita di meditazione e di preghiera ma non ignorando cure e attenzioni di natura spirituale alla popolazione del sito. Molti decenni dopo i frati sono in grado di dar vita a un nuovo edificio di ben maggiori proporzioni e all'annessa fabbrica conventuale, ma dalla posa della prima pietra, il 1450, dovranno passare non pochi anni prima che l'edificio possa essere, anche se non del tutto terminato, in grado di funzionare, come dicono le due lapidi sui due pilastri che sostengono l'arco trionfale: ...Hieronymvs Narisivs coenobii Havivs alvmnvs ecclesiam hanc a fvndamentis erigendam cvravit anno christi MDXII e …Dominvs Dominicvs de Coronaria Episcopvs Sabatensis consecravit anno MDXVI.


I lavori continuarono per diverso tempo ancora, sino alla conclusione di un disegno organico in cui le belle forme, ampie e serene dell'edificio si sviluppano su tre navate coperte da crociere a tutto sesto su pilastri e concluso da due cappelle presbiteriali a camera e da un ampio presbiterio collegato, come doveva essere in un chiesa conventuale, al coro, anch'esso con parete terminale rettilinea animata da due monofore e da un occhio centrale che ripropone la fronte, con le stesse aperture e
l'unico ingresso trabeato con lunetta tamponata.
Una bella serie armoniosa di simili slanciate monofore corre sul lato sinistro e immediatamente addossato alla cappella presbiteriale terminale, detta del Crocifisso, il bel campanile la cui cuspide, comune a numerosi edifici genovesi e liguri, si ispira alle forme che avevano sin dal secolo XV iniziato quello stile detto lombardesco che sarà poi travolto dalla presenza del Bramante attivo in Lombardia negli ultimi decenni di quel secolo. Il lato sinistro della chiesa confina con un chiostro triangolare che ha un porticato che funzionava da accesso al convento che si innestava a T rispetto alla chiesa.
Queste forme non sono più gotiche ma nemmeno rinascimentali in senso stretto, anche se quei caratteri di chiara composizione, in qualche modo possono essere considerati una sorta di metafora, ben diversa tuttavia dal linguaggio toscano.


Tutto l'arredo plastico, nicchie, balaustrate, chiavi di volta, costoloni, rilievi - in ardesia e in bianco di carrara, risponde formalmente all'impronta architettonica manifestando un gusto lombardo, sino al reliquiario posto nel presbiterio dalle forme più consone al nuovo gusto. Così l'arredo pittorico, con brillanti colori ed una motivazione formale che parte dalle chiavi di volta irraggiandosi su ogni vela, corrispondente alla tradizione lombarda presente anche a Genova, ad Albenga, a Taggia e altrove. Interessante era il rapporto che si istituiva fra la luminosità delle crociere e dei pilastri variamente ornati con vivi colori e la scena, posta sull'arco trionfale della Vergine circondata da angeli, dai dodici Apostoli e da altre figure; questo rapporto, forse voluto dai committenti, consisteva in uno splendido pavimento a mattonelle, variamente colorate e rilevate, così da diventare come il riflesso dei colori che animavano le volte.
L'interno poi col passare del tempo si animava di numerosi altari non rispondenti tuttavia alla spazialità del progetto iniziale, ma riceveva più tardi in fase ormai barocca una bella cantoria di un autore sestrese, Nicolò Rossi.

 

Purtroppo nel 1873 il consunto pavimento è stato sostituito con grandi lastre di ardesia collegate da tasselli in bianco di carrara, non certo adatto all'impianto pittorico più antico.
Un notevole patrimonio di tele ad olio e stato in parte alienato, tuttavia fra i pochi dipinti rimasti fa spicco un restaurato
Sant'Ambrogio attribuito a Valerio Castello.


Per la vita della chiesa e del convento della Costa, dopo la cacciata, ai primi del XIX secolo dei Girolamiti, ha inizio un periodo di decadenza, che solo oggi, a seguito delle rilevanti attività di restauro e rinnovamento, condotte dal Parroco, Rev. Don Luigi Piselli, stà ritornando al vivo. Accanto a questa analisi di natura storico - critica, il testo non manca di fare numerosi richiami al tipo di vita della comunità dei Girolamiti, che in qualche modo si riflette e ci parla attraverso le ornamentazioni delle volte, particolarmente in quella della cappella del Crocifisso, e ci narra anche gli avvenimenti drammatici della peste de1 1657-58, quando ha inizio la venerazione della "Madonna del Pilastro"; una dolce immagine, semplice e luminosa della Vergine con in braccio il Bimbo, che assunse questo nome quando venne affissa ad un pilastro della chiesa. Gli appestati, raccolti nella chiesa trasformata al tempo in lazzareto, rivolgevano le loro preghiere, certi di trarne conforto.

Ancora tanti altri particolari narra il testo che abbiamo commentato e che invitiamo a leggere perchè ricco di tanti richiami e trattazioni che attirano e arricchiscono, via via che se ne scorrono le pagine.

 

 


Professore Angelo Rossi

 "Nostra Signora della Costa Una chiesa ritrovata"

 Edizione Tipografia del Sorriso Francescano di Genova

IL LIBRO


La vendita del testo è presso la Segreteria della Parrocchia.


SEGRETERIA